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Lunedì della settimana della II Domenica dopo Pentecoste

«… prendete il largo …».

 Lettura del Vangelo secondo Luca 5, 1-6

In quel tempo. Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, il Signore Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.

Catechesi di padre Massimo di Lunedì 20 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca 5, 1-6.

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Santissima Trinità

«… unico Dio in tre persone …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14, 21-26

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Catechesi di padre Massimo di Domenica 12 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 14, 21-26.

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«… realtà divina …».

Omelia di padre Massimo di Domenica 12 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 14, 21-26.

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Giovedì della VII settimana di Pasqua

 santi Marcellino e Pietro

«… discepoli di Gesù …».

 Lettura del Vangelo secondo Giovanni  15, 18-21

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: « Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Catechesi di padre Massimo di Giovedì 02 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 15, 18-21.

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«… non voi avete scelto me …».

Omelia di padre Massimo di Giovedì 02 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 15, 18-21.

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«… Adorazione Eucaristica …».


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Sabato dopo l’Ascensione

  beato Luigi Biraghi

«… si può risorgere anche dalla propria rovina …».

 Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15, 1-8

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Catechesi di padre Massimo di Sabato 28 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 15, 1-8.

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«… amore sponsale …».

Omelia di padre Massimo di Sabato 28 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 15, 1-8.

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Giovedì della V settimana di Pasqua

beati dell’Ordine Agostiniano: Clemente e Agostino

«… la rivelazione della persona di Gesù …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12, 37-43

In quel tempo. Sebbene il Signore Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?». Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse: «Ha reso ciechi i loro occhi e duro il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca!». Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.

Catechesi di padre Massimo di Giovedì 19 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 12, 37-43.

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«… conoscenza silenziosa …».

Omelia di padre Massimo di Giovedì 19 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 12, 37-43.

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«… Adorazione Eucaristica …».


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Martedì della IV settimana di Pasqua

«… la fede vera …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6, 60-69

In quel tempo. Molti dei discepoli del Signore Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Catechesi di padre Massimo di Martedì 10 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 6, 60-69.

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«… misteri del dolore …».

Santo Rosario guidato da padre Massimo di Martedì 10 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano

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III Domenica di Quaresima

Domenica di Abramo

«… prima che Abramo fosse, Io Sono …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Catechesi di padre Massimo di Domenica 20 marzo 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Giovanni 8, 31-59.

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«… la vera libertà …».

Omelia di padre Massimo di Domenica 20 marzo 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Giovanni 8, 31-59.

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Padri e madri del deserto

«Amma, madre», Santa Sincletica

20 marzo 2022

III Domenica di Quaresima

Amma, dicci una parola…

Sincletica

Alcune donne, per volere di Dio, cominciarono a venire da lei e a incontrarla a propria edificazione spirituale e la frequentavano sempre di più, approfittando delle esperienze di vita che essa narrava e traendone guadagno. E, secondo l’uso, l’interrogavano dicendo: “Che cosa si deve fare per ottenere la salvezza?”. (Vita di Sincletica, 20.5-6)

Figliole, tutte vogliamo essere salvate, ma a motivo della nostra negligenza perdiamo la salvezza. (Alf. Sincletica 23 S 5)

Vigiliamo perché, attraverso i nostri sensi, i ladri entrano anche se non lo vogliamo. Come può non annerirsi una casa se il fumo entrando dall’esterno trova le finestre spalancate? (Alf. Sincletica 24 S 6)

Disse ancora: “C’è una tristezza utile e una tristezza dannosa. È proprio della tristezza utile gemere sui propri peccati […] e far sì che non veniamo meno al nostro proposito di giungere alla perfezione del bene. Ma c’è anche un’altra tristezza che viene dal Nemico, piena di stoltezza; da alcuni è chiamata acedia. Bisogna respingere questo spirito soprattutto attraverso la preghiera e la salmodia. (Alf. Sincletica 28 S 10)

Egli ci fa guerra con tentazioni dall’esterno e ci domina mediante i pensieri interiori. (Vita di Sincletica, 28.9)

L’anima, come una nave, talvolta viene affondata dalla onde esterne; talvolta, viene sommersa a causa dell’acqua che ha invaso la stiva. Così anche noi, talvolta, ci perdiamo per le azioni peccaminose compiute all’esterno, talvolta veniamo distrutti dai pensieri interni. È necessario dunque guardarsi non soltanto dagli assalti che provengono dall’esterno dell’uomo, ma anche svuotarci dai pensieri impuri che vengono dall’interno. (Alf. Sincletica 25 S 7)

Dobbiamo, dunque, rendere più attenta la mente ai nostri pensieri. (Vita di Sincletica, 46.1)

Anche noi dobbiamo prenderci cura dell’anima non in modo superficiale e provvedere al suo ornamento con tutte le nostre forze, senza trascurare soprattutto le profondità. […] Cerchiamo di scacciare i vermi che distruggono l’anima. La testa è la nostra anima. (Vita di Sincletica, 80.1; 4; 7)

Attenta a te! (Vita di Sincletica, 49.3)

Ho conosciuto un servo di Dio che viveva secondo virtù; stando seduto nella sua cella, vigilava sui pensieri che si presentavano e valutava quale fosse venuto per primo, quale per secondo e quanto tempo ciascuno di essi si trattenesse; si domandava anche se fosse peggiorato o avesse fatto progressi rispetto al giorno precedente. Così conosceva perfettamente la grazia di Dio, la propria perseveranza e forza e quindi anche la disfatta del Nemico. (Vita di Sincletica, 88.6)

Se anche avviene un piccolo furto da parte del Nemico, bisogna sopportare, seppure con tristezza, di essere stati messi alla prova, ma non bisogna disperare né gettare via tutto a causa di una colpa involontaria. Hai le novantanove pecore, cerca anche la smarrita. Non spaventarti per una sola colpa, non allontanarti dal Signore, perché il diavolo assetato di sangue non catturi e non distrugga tutto il gregge delle tue azioni. Non disertare, dunque, per una sola mancanza perché il Signore è buono. (Vita di Sincletica, 89.3-6)

Non tutto è utile a tutti; ciascuno se ne convinca personalmente. […] Come alcune piante crescono più rigogliose in luoghi umidi, altre invece diventano più resistenti in luoghi asciutti, così anche tra gli uomini: alcuni agiscono bene in luoghi più elevati, altri si salvano in luoghi più umili. (Vita di Sincletica, 97.1; 3)

Come possiamo dunque distinguere l’ascesi divina e regale da quella tirannica e demoniaca? È chiaro: dalla misura! Sottoponiti ad una regola di digiuno costante nel tempo. Non digiunare quattro o cinque giorni per poi rompere il digiuno il giorno seguente con grande quantità di cibo. La mancanza di misura finisce sempre per essere dannosa. (Alf. Sincletica 15)

Non consumare in un sol colpo le tue armi; ti troverai in guerra disarmato e sarai una facile preda. Le nostre armi sono il nostro corpo; il soldato è l’anima; abbi cura dell’uno e dell’altro perché siano in grado di servirti. Se sei giovane e in buona salute digiuna. Verrà la vecchiaia con la sua infermità. Finché puoi, fa’ provviste di cibo spirituale, le ritroverai quando le forze ti avranno abbandonato. (Vita di Sincletica, 100.3-9)

Perché questa è la grande ascesi: sopportare strenuamente le malattie ed elevare inni di ringraziamento a Dio. (Alf. Sincletica 8)

***

20 marzo 2022

III Domenica di Quaresima

Amma, dicci una parola…

Sincletica

Abba. Amma.

Padre. Madre.

Troppo grossolano sarebbe l’errore di cedere alla tentazione di porre in contrapposizione il maschile – riconducibile alla sfera della razionalità e della prassi – al femminile –  riconducibile a quella dell’emotività, del cuore, della cordialità della relazione con Dio e con gli uomini.

Eppure questo per secoli, in vari modi e con le più scontate argomentazioni è stato fatto, e non ha risparmiato neppure le donne del deserto.

Senza scendere troppo nei dettagli, si può dire che è accaduto che di quelle non poche donne di rottura che, sull’esempio delle prime generazioni di monaci del deserto egiziano, hanno abbandonato la società nella quale vivevano e si sono ritirate nelle zone periferiche del Nilo, del Sinai o in altre regioni appartate, il nome sia stato tramandato al maschile, o il modo di vivere l’esperienza monacale ricordato con scherno, o, ancora, soprattutto in Occidente, si siano completamente perse le tracce.

Le donne del deserto, che impareremo a conoscere attraverso le loro stesse parole, di fatto potrebbero non essere pienamente accolte  neanche dalla nostra struttura mentale, che prevede una sorta di antagonismo tra maschile e femminile. A dispetto di quell’idea di debolezza, di fragilità, a volte anche di irrisolutezza e di volubilità attribuita spesso alla donna – il sesso debole, si sente dire ancor oggi – incontreremo donne forti, che sono del tutto consapevoli delle loro posizioni difficili; guerriere che, ponendosi in obbedienza alla Parola di Dio, combattono contro se stesse e contro il loro passato fino a vivere nella concretezza della quotidianità un’esperienza dello e nello Spirito tale da farle diventare assistenti, guide, levatrici spirituali, che aiutano altre anime a maturare e a compiere il loro cammino di vita.

Queste sono le amma, le madri spirituali: donne che, decidendo di imitare il folgorante esempio di Antonio il Grande, si liberano dell’ideale standardizzato di vita femminile dell’epoca e, lontane dal mondo, conducono, con una certa durezza, fermezza e determinazione (nei loro stessi confronti e nei confronti della loro famiglia) una vita spiritualmente guidata, nel desiderio di vivere una vita come quella di un apostolo di Cristo.

Del resto, se è vero che non esiste una santità maschile e una santità femminile – la santità, infatti, è un concetto universale che ha coordinate sue proprie e che, in ambito cristiano, ha in Cristo il suo unico archetipo[1] – se è vero che talvolta uomini e donne del deserto hanno sulla bocca le stesse risposte, è vero anche che le donne del deserto, le amma, generalmente hanno, rispetto ai padri del deserto, un modo altro di essere guide, un diverso modo di affrontare le questioni a loro sottoposte, una sensibilità specifica, che tuttavia non è in opposizione a quella maschile, ma è specifica del genere femminile.

Il loro attegiamento è un atteggiamento tipicamente femminile, mosso da un anelito alla vita, che è per natura inscritto nelle viscere di ogni donna: uno spazio generativo, un luogo di accoglienza (per gli altri e per l’Altro), di cura, di delicata e forte custodia. Esse hanno un grembo, che concede loro di vivere l’esperienza della sequela di Cristo in modo del tutto particolare.

Sincletica, che ci è nota attraverso i 28 apoftegmi a lei attribuiti e attraverso una biografia della santa[2] è, fra le donne del deserto, quella che viene presentata come modello di santità monastica femminile parallelo a quello di Antonio il Grande. Se tuttavia, anche la struttura della Vita di Sincletica ricalca piuttosto fedelmente quella della Vita di Antonio, nelle sue istruzioni, che lei rivolge indistintamente a uomini e donne, si trovano parole chiare destinate soprattutto alle donne. Non di poco conto è il fatto che Sincletica, prima della sua partenza da Alessandria, fosse una presenza molto elegante, proveniente da una famiglia nobile, cosa che le ha permesso di conoscere la vita raffinata delle donne del suo tempo, e, di conseguenza, di conoscere anche le seduzioni di quel mondo, al punto che, una volta ritiratasi dal mondo,

alcune donne, per volere di Dio, cominciarono a venire da lei e a incontrarla a propria edificazione spirituale e la frequentavano sempre di più, approfittando delle esperienze di vita che essa narrava e traendone guadagno. E, secondo l’uso, l’interrogavano dicendo: “Che cosa si deve fare per ottenere la salvezza?”[3].

Le parole con le quali lei si rivolge espressamente alle donne lasciano intendere quale fosse la sua esperienza:

Figliole, tutte vogliamo essere salvate, ma a motivo della nostra negligenza perdiamo la salvezza[4].

Così, incontro dopo incontro, nella relazione con l’Altro e con gli altri, Sincletica, piano piano riconosce la propria chiamata: sostenere il desiderio spirituale che vedeva emergere in altre donne. Diventa così maestra del cammino interiore di moltissime donne, fino alla morte, che la coglie a 80 anni, dopo una dura malattia.

Tutta la sua biografia, morte compresa, è un costante invito a conoscersi interiormente per conoscere il Bene. Per aprirsi ad esso e accogliere la grazia di Dio.

Gli esempi che lei adduce sono semplici, essenziali, immediati, ricalcano la vita concreta e quotidiana.

Vigiliamo – dice – perché, attraverso i nostri sensi, i ladri entrano anche se non lo vogliamo. Come può non annerirsi una casa se il fumo entrando dall’esterno trova le finestre spalancate?[5].

Troppo spesso le donne che Sincletica incontra sono volte all’indietro e, al fine di capire il passato, vivono di illusioni e cercano una vita edonistica orientata al divertimento; così facendo si imbrigliano nell’estenuante ricerca di un piacere sempre più appagante, che tuttavia non soddisfa mai, e non conduce ad altro se non all’ingordigia e alla tristezza, e ad una vita che appare sempre più priva di significato.

Disse ancora: “C’è una tristezza utile e una tristezza dannosa. È proprio della tristezza utile gemere sui propri peccati […] e far sì che non veniamo meno al nostro proposito di giungere alla perfezione del bene. Ma c’è anche un’altra tristezza che viene dal Nemico, piena di stoltezza; da alcuni è chiamata acedia. Bisogna respingere questo spirito soprattutto attraverso la preghiera e la salmodia[6].

I sensi, dunque, sono il canale attraverso cui giungono le tentazioni, ma non solo.

 Egli ci fa guerra con tentazioni dall’esterno e ci domina mediante i pensieri interiori[7].

L’anima, come una nave, talvolta viene affondata dalla onde esterne; talvolta, viene sommersa a causa dell’acqua che ha invaso la stiva. Così anche noi, talvolta, ci perdiamo per le azioni peccaminose compiute all’esterno, talvolta veniamo distrutti dai pensieri interni. È necessario dunque guardarsi non soltanto dagli assalti che provengono dall’esterno dell’uomo, ma anche svuotarci dai pensieri impuri che vengono dall’interno[8].

Dobbiamo, dunque, rendere più attenta la mente ai nostri pensieri[9].

Secondo Sincletica le donne devono essere sempre viglianti e non possono permettersi di essere superficiali nella cura della propria anima:

Anche noi dobbiamo prenderci cura dell’anima non in modo superficiale e provvedere al suo ornamento con tutte le nostre forze, senza trascurare soprattutto le profondità. […] Cerchiamo di scacciare i vermi che distruggono l’anima. La testa è la nostra anima[10].

Ella esorta ripetutamente: Attenta a te![11] e suggerisce che, con un’accorta osservazione e verifica di sé, i grilli e i serpenti della testa si lasciano scoprire molto facilmente. Suggerisce anche, parlando velatamente di come lei lavori su se stessa, un metodo:

Ho conosciuto un servo di Dio che viveva secondo virtù; stando seduto nella sua cella, vigilava sui pensieri che si presentavano e valutava quale fosse venuto per primo, quale per secondo e quanto tempo ciascuno di essi si trattenesse; si domandava anche se fosse peggiorato o avesse fatto progressi rispetto al giorno precedente. Così conosceva perfettamente la grazia di Dio, la propria perseveranza e forza e quindi anche la disfatta del Nemico[12].

Evidentemente Sincletica non si perde né invita le donne con cui parla a perdersi in un mero processo psicologico: la conoscenza di se stessi e dei propri moti interiori è il mezzo attraverso il quale è possibile conoscere l’azione della grazia di Dio all’interno della propria anima.

Se, di fatto, Sincletica appare intransigente rispetto alla cura dell’anima, è anche vero che sempre, nei suoi insegnamenti, – come in quelli di tutte le donne del deserto – emerge un materno atteggiamento di misericordia e mitezza.

Se anche avviene un piccolo furto da parte del Nemico, bisogna sopportare, seppure con tristezza, di essere stati messi alla prova, ma non bisogna disperare né gettare via tutto a causa di una colpa involontaria. Hai le novantanove pecore, cerca anche la smarrita. Non spaventarti per una sola colpa, non allontanarti dal Signore, perché il diavolo assetato di sangue non catturi e non distrugga tutto il gregge delle tue azioni. Non disertare, dunque, per una sola mancanza perché il Signore è buono[13].

Allo stesso modo, proprio in virtù di quell’istinto materno che ama personalmente ciascuno e che si piega dinanzi a ciò di cui ciascuna persona ha bisogno, ella afferma:

Non tutto è utile a tutti; ciascuno se ne convinca personalmente. […] Come alcune piante crescono più rigogliose in luoghi umidi, altre invece diventano più resistenti in luoghi asciutti, così anche tra gli uomini: alcuni agiscono bene in luoghi più elevati, altri si salvano in luoghi più umili[14].

E ancora, a proposito di un’ascesi esaltata e con un occhio particolarmente attento nei confronti della debolezza e della vecchiaia dice:

Come possiamo dunque distinguere l’ascesi divina e regale da quella tirannica e demoniaca? È chiaro: dalla misura! Sottoponiti ad una regola di digiuno costante nel tempo. Non digiunare quattro o cinque giorni per poi rompere il digiuno il giorno seguente con grande quantità di cibo. La mancanza di misura finisce sempre per essere dannosa[15]. Non consumare in un sol colpo le tue armi; ti troverai in guerra disarmato e sarai una facile preda. Le nostre armi sono il nostro corpo; il soldato è l’anima; abbi cura dell’uno e dell’altro perché siano in grado di servirti. Se sei giovane e in buona salute digiuna. Verrà la vecchiaia con la sua infermità. Finché puoi, fa’ provviste di cibo spirituale, le ritroverai quando le forze ti avranno abbandonato[16].

Più frequentemente degli uomini, le donne del deserto parlano di malattie: è palese che esse, rispetto agli uomini, abbiano un rapporto più diretto con il proprio corpo. E se gli uomini guardano maggiormente all’esercizio, alla prestanza, al vigore, alla resistenza, le donne comunicano invece la necessità di una naturale riappacificazione con il proprio corpo:

Perché questa è la grande ascesi: sopportare strenuamente le malattie ed elevare inni di ringraziamento a Dio[17].

Sincletica parla per esperienza: conosce nella propria carne la dolorosa esperienza della malattia. Prima si ammala di tisi, poi un cancro le devasta il volto; infine viene colpita nell’uso della parola. Lei stessa diviene testimone diretta del fatto che c’è un linguaggio, nella malattia, che le donne riescono a cogliere meglio degli uomini. Comprendere ciò che Dio ha da dire e da fare attraverso la malattia che esse stesse vivono è per le donne del deserto un farmaco, il rimedio che limita la sofferenza e porta all’ascesi.

Aveva ottant’anni quando il diavolo trasferì su di lei le prove di Giobbe, fustigandola con i medesimi flagelli […][18]. Ma la beata sopportava nobilmente l’assalto del Nemico, non si perdeva d’animo e a sua volta lottava contro di lui. Inoltre, con i suoi buoni insegnamenti, guariva quelli che il nemico aveva ferito, strappava a questo leone avido di sangue le anime non ancora colpite e curava i feriti con i farmaci salutari del Signore. Custodiva alcuni incolumi; a essi mostrava le ingannevoli trappole del diavolo e li liberava dal peccato[19].

Di nuovo il Nemico escogitò un altro genere di assalto; colpì le sue corde vocali per farle perdere l’uso della parola, pensando in tal modo di prostrare le sue compagne con la fame di parole divine. Ma anche se la santa privò le sue compagne dell’ascolto di parole salutari, donò loro un guadagno maggiore, perché esse, volgendo lo sguardo alle sue sofferenze, rendevano ancor più salda la loro volontà. Le sue sofferenze fisiche guarivano le anime ferite e bisognava vedere come si sentivano protette e sostenute quelle che osservavano la grandezza d’animo e la perseveranza della beata[20].

Chi non provò raccapriccio a vedere tale prova? Chi non trasse profitto al vedere la costanza della beata e a riconoscere in essa la sconfitta del Nemico? Il diavolo la colpì infatti laddove scaturiva la fonte salvifica e dolcissima delle sue parole e la sua infinita malvagità annientò ogni invocazione di aiuto. […] Come una bestia avida di sangue, proprio lui, che cercava il cibo, divenne la preda. Fu adescato come ad un amo dalla debolezza del corpo di Sincletica. Vedendo che era una donna, la disprezzava perché ne ignorava l’animo virile, scorgeva soltanto membra inferme; era cieco, non poteva vedere la grande forza del suo animo. Per tre mesi Sincletica combatté questa lotta; tutto il suo corpo era sostenuto da una potenza divina, perché tutto quello che poteva mantenerla in vita veniva meno[21].

[1] Cf. E. Giannarelli, La biografia femminile: temi e problemi, in La donna nel pensiero cristiano antico, pp. 223-224.

[2] Il redattore di questa biografia, nota come Vita di Sincletica, e risalente con buone probabilità al V secolo, è ignoto, anche se essa è attribuita, a seconda dei diversi manoscritti, ad Atanasio, all’ “asceta Policarpo” o a un “beato Arsenio di Pegade”.

[3] Vita di Sincletica, 20.5-6

[4] Alf. Sincletica 23 S 5

[5] Alf. Sincletica 24 S 6

[6] Alf. Sincletica 28 S 10

[7] Vita di Sincletica, 28.9

[8] Alf. Sincletica 25 S 7

[9] Vita di Sincletica, 46.1

[10] Vita di Sincletica, 80.1; 4; 7

[11] Vita di Sincletica, 49.3

[12] Vita di Sincletica, 88.6

[13] Vita di Sincletica, 89.3-6

[14] Vita di Sincletica, 97.1; 3

[15] Alf. Sincletica 15

[16] Vita di Sincletica, 100.3-9

[17] Alf. Sincletica 8

[18] Vita di Sincletica, 106.1

[19] Vita di Sincletica, 107

[20] Vita di Sincletica, 110.

[21] Vita di Sincletica, 112.1-7

Alf. = Apophthegmata patrum. Collectio alphabetica, trad. it. L. Mortari (a c. di), Vita e detti dei padri del deserto, Roma 2014.

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Venerdì della II settimana di Quaresima

«… Gesù e i giudei …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Catechesi di padre Massimo di Venerdì 18 marzo 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Giovanni 8, 31-59.

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Festa dei santi Cirillo, vescovo e Metodio, Monaco

«.. nel mio nome. …».

Lettura del Vangelo secondo Marco 16, 15-20

In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi sarànno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Catechesi di padre Massimo di Lunedì 14 febbraio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Marco 16, 15-20.

2022-02-14_Lunedi_pMG_Catechesi_dalla_Parrocchia_S_Rita_Milano.mp3

«… l’unità delle chiese …».

Omelia di padre Massimo di Lunedì 14 febbraio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Marco 16, 15-20.

2022-02-14_Lunedì_pMG_Omelia_dalla_Parrocchia_S_Rita_Milano.mp3

trascrizione dell’omelia

Nuova Evangelizzazione

I due santi patroni d’Europa, Cirillo e Metodio, hanno dato lo spunto alla liturgia di oggi: sono state scelte queste letture perché fanno da sfondo in maniera ottima alla loro vita. Hanno camminato in lungo e in largo per l’Europa, hanno evangelizzato, soprattutto hanno evangelizzato attraverso l’esercizio della carità, hanno riconciliato i popoli.
Popoli che conoscevano Cristo ne avevano poi in qualche modo tradito il messaggio, perché in nome di Cristo si facevano guerra, c’erano contese in nome di Cristo. Purtroppo è una cosa ricorrente nella storia della Chiesa: c’è il primo momento dell’annuncio, la gioia, l’esultanza, l’espansione delle chiese, ma poi le chiese incominciano a rafforzare i propri perimetri, incominciano a dire “noi siamo cosi!” e purtroppo diventano tante volte la brutta copia delle istituzioni umane…. Non sempre, però tante volte succede e succede che si litiga in nome di Dio ed è qualcosa di veramente scandaloso che ferisce proprio il Cuore di Cristo. L’unità: ecco questi due santi hanno amato l’unità delle chiese!
Non mi ricordo il nome,  ma c’è una monaca trappista che è in causa… o è serva di Dio o va verso la beatificazione, che è morta circa trent’anni fa e ha donato la vita per l’unità della Chiesa, non usciva mai, quindi lavorava i campi e pregava, perché sentiva forte il dolore di Cristo nelle chiese di oggi per la mancanza di unità. Ecco questa vita mi fa pensare molto, perché l’unità, l’amore tra le chiese è l’evangelizzazione più bella: una chiesa funziona se è unita.
Allora quello che tu dici di Cristo trova una visibilità immediata nella comunione tra i fratelli. Una chiesa che è divisa non è molto migliore di nessun altro E così la storia della Chiesa conosce sempre queste riforme, queste evangelizzazioni: qui sono stati i monaci, qui sono stati questi due santi Apostoli che hanno evangelizzato tanti popoli, hanno riconciliato…. Oggi che cosa bisogna fare nella Chiesa? Oggi mettiamo in primo piano questi due grandi apostoli, ma la chiesa di oggi languisce, anche oggi c’è bisogno di una nuova (evangelizzazione) per dirla come Giovanni Paolo, ma anche papa Francesco parla in qualche maniera di uscire, che è la nuova forma dell’evangelizzazione, che sembra non essere una evangelizzazione, questa di papa Francesco, come la intendevamo noi una volta, come degli eserciti che vanno ad evangelizzare. Papa Francesco ha fatto un passo in avanti,  dice che l’evangelizzazione oggi passa attraverso la mitezza, il rispetto dell’altro, riconoscere la bontà in ogni creatura, in ogni razza, in ogni cultura.  Che è cambiato per caso il Vangelo? No è lo stesso vangelo che si declina e che va in profondità come l’acqua, va sempre più in profondità. Che vuol dire papa Francesco,  che cosa ci sta dicendo oggi la Chiesa? Che bisogna evangelizzare in una maniera che non è come un rullo compressore che passa sopra le culture, le civiltà, le sensibilità… Nemmeno in passato diceva questo la chiesa, però siccome adesso i popoli, le culture, le razze, le religioni convivono come in un cocktail che si vede, è alla portata di tutti, pensare di evangelizzare aprendo la bocca e dicendo: “io vi annuncio Cristo!” e basta non funziona. Bisogna annunciare Cristo con l’amore, con il silenzio, con la pazienza, con la mitezza, con la capacità di riconciliare… perché altrimenti nelle chiese faremo purtroppo sempre quello che vediamo oggi sensibilmente al confine tra la Russia e l’Ucraina!
Due schieramenti!
Quella è la forma plastica degli schieramenti che ci sono anche all’interno della Chiesa: guardateli lì visibilmente! Carri armati di qua, carri armati di là, ognuno c’ha ragione!
Questa contrapposizione è quello che accade anche dentro la Chiesa a volte e non ci si allontana di un millimetro dalla propria posizione.
Ecco, la nuova forma di evangelizzazione secondo me è fare un passo indietro, anche se hai ragione! È fare un passo indietro per fare vivere l’altro, per dargli più spazio!
(Cristo) non si è messo ai confini del cuore dell’uomo con la mitraglia dicendo se non vi convertite, vi uccido tutti, ma ha fatto posto a tutti e allora evangelizzare oggi significa avere fiducia nell’amore, avere fiducia nella capacità del Signore che ha un cuore così grande, ha una capacità di amore che entra dentro i conflitti e si fa carico della separazione degli altri, si fa carico dei peccati degli altri, si fa carico della mancanza di tolleranza, si fa carico di tutto quello che è dolore e separazione negli altri: questo Cristo evangelizza!! Cristo che unisce senza fare rumore, che da la vita per gli altri, che crea degli spazi di vita buona. Ecco il Vangelo buono, la buona notizia, un Cristiano crea un costume di vita, uno stile di vita dove si può vivere con i più diversi. Questa è l’evangelizzazione oggi!
Perché se tu fai come gli schieramenti in Ucraina e ti metti così sulla linea di confine, separi ancora di più!  “Io sono cosi”, io direi quasi che il cristiano deve dire il contrario, “io posso diventare anche altro” Il cristiano deve dire “io posso diventare anche altro per amore tuo. Per amore tuo io posso diventare anche altro, non vado a marcare “io sono”, perché c’è solo Dio che può dire “Io Sono”… ma per amore tuo io divento anche altro, io divento maledizione,  per amore tuo io mi abbasso,  per amore tuo io ti faccio vivere.  Ma si può dire questo? Oppure dobbiamo dire “la nostra religione è la migliore di tutte!”? Non ci sarà mai comunione così! Bisogna tornare a Gesù, al Cuore di Gesù, al Suo Sacratissimo Cuore che si apre per fare entrare tutti, i vicini e i lontani.  E credo che questa nuova evangelizzazione richieda degli apostoli che si sono formati sulla strada della vita,  non tanto sulle accademie,  che si sono formati sulle strade della vita dentro le famiglie,  dentro i luoghi dove si lavora,  dove si capisce che se non hai un cuore docile,  non puoi vivere con gli altri.  Ecco mi sembra che anche questa nuova Europa abbia bisogno soprattutto di un nuovo annuncio del Vangelo,  fatto proprio nell’amore E perciò siamo noi i primi ad essere interpellati ad essere anche un po’ un collante, a fare da collante dentro questa società così frammentata.  E si fa da collante proprio cercando di diventare quello che ancora non siamo, cercando di assumere l’altro, di vederne la bellezza sorgiva, che fa riferimento a Colui che ha generato anche me, pur nella diversità. Mi sembra che in passato noi dicevamo più cosi: “noi abbiamo ricevuto la verità, abbiamo il dovere di dirla a tutti”
Giusto! Ma anche gli altri sono nati dalla verità! Cambia, eh? Cambia!
E ringraziamo il Signore che ci dà la luce, ci fa crescere e non ci abbandona mai!

 


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Lunedì della settimana della V Domenica dopo l’Epifania

  sante Perpetua e Felicita

«… l’uomo impuro …».

 Lettura del Vangelo secondo Marco 7, 14-30

In quel tempo. Chiamata di nuovo la folla, il Signore Gesù diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». Partito di là, andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

Catechesi di padre Massimo di Lunedì 07 febbraio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Marco 7, 14-30.

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«… i figli di Israele …».

Omelia di padre Massimo di Lunedì 07 febbraio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Marco 7, 14-30.

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