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Esaltazione della Santa Croce

«… Gesù di natura divina, viene innalzato per toccare il punto più basso della natura umana …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3, 13-17

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Catechesi di padre Massimo di Mercoledì 14 settembre 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 3, 13-17.

2022-09-14_Mercoledi_pMG_Catechesi_dalla_Parrocchia_S_Rita_Milano.mp3

«… l’amore crocifisso …».

Omelia di padre Massimo di Mercoledì 14 settembre 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni 3, 13-17.

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Sabato della settimana della XI Domenica dopo Pentecoste

  santa Monica

«… Monica ci insegna ad avere fiducia in Dio …».

 Lettura del Vangelo secondo Matteo 7, 7-12

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.  Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.  Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra?  E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe?  Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.

Catechesi di padre Massimo di Sabato 27 agosto 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 7, 7-12.

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«… fede perseverante …».

Omelia di padre Massimo di Sabato 27 agosto 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 7, 7-12.

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Sabato della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

  santi Ponziano e Ippolito

«… incredulità …».

 Lettura del Vangelo secondo Matteo 13, 54-58

In quel tempo. Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Catechesi di padre Massimo di Sabato 13 agosto 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 13, 54-58.

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«… il riposo di Dio …».

Omelia di padre Massimo di Sabato 13 agosto 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 13, 54-58.

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«… la via della santità …».

 Lettura del Vangelo secondo Luca 18, 24b-30

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio». Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».

Omelia di padre Massimo di Sabato 13 agosto 2022 – Messa Vigiliare di Domenica 14 –  dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca 18, 24b-30.

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Mercoledì della settimana della VIII Domenica dopo Pentecoste

san Giuliano Piero Eymard

«… il Padre si rivela, si svela ai più piccoli …».

 Lettura del Vangelo secondo Luca 10, 17-24

In quel tempo. I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Catechesi di padre Massimo di Mercoledì 03 agosto 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca 10, 17-24.

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«… perfetta letizia …».

Omelia di padre Massimo di Mercoledì 03 agosto 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca 10, 17-24.

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Mercoledì della settimana della IV Domenica dopo Pentecoste

santa Maria Goretti

«… il corteo di Gesù …».

 Lettura del Vangelo secondo Luca 7, 11-17

In quel tempo. Il Signore Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Catechesi di padre Massimo di Mercoledì 06 luglio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca 7, 11-17.

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«… àlzati! …».

Omelia di padre Massimo di Mercoledì 06 luglio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca 7, 11-17.

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III Domenica dopo Pentecoste

«… accogliere il disegno di Dio …».

 Lettura del Vangelo secondo Matteo 1, 20b-24b

In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Catechesi di padre Massimo di Domenica 26 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 1, 20b-24b.

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Natività di san Giovanni Battista

«… dono di Dio …».

Lettura del Vangelo secondo Luca 1, 57-68

In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo».

Catechesi di padre Massimo di Sabato 25 giugno 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Luca  1, 57-68.

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Lunedì della III settimana di Pasqua

  sant’Atanasio

«… l’obbedienza …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 5, 19-30

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

Catechesi di padre Massimo di Lunedì 02 maggio 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Giovanni  5, 19-30.

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Sabato della V settimana di Quaresima

Sabato in Traditione Symboli

«… l’agire del Padre …».

 Lettura del Vangelo secondo Matteo 11, 25-30

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, “e troverete ristoro per la vostra vita”. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Catechesi di padre Massimo di Sabato 09 aprile 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 11, 25-30.

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«… venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro …».

Omelia di padre Massimo di Sabato 09 aprile 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano – Matteo 11, 25-30.

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III Domenica di Quaresima

Domenica di Abramo

«… prima che Abramo fosse, Io Sono …».

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Catechesi di padre Massimo di Domenica 20 marzo 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Giovanni 8, 31-59.

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«… la vera libertà …».

Omelia di padre Massimo di Domenica 20 marzo 2022 – dalla Parrocchia Santa Rita – Milano –  Vangelo del rito Ambrosiano –  Giovanni 8, 31-59.

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Padri e madri del deserto

«Amma, madre», Santa Sincletica

20 marzo 2022

III Domenica di Quaresima

Amma, dicci una parola…

Sincletica

Alcune donne, per volere di Dio, cominciarono a venire da lei e a incontrarla a propria edificazione spirituale e la frequentavano sempre di più, approfittando delle esperienze di vita che essa narrava e traendone guadagno. E, secondo l’uso, l’interrogavano dicendo: “Che cosa si deve fare per ottenere la salvezza?”. (Vita di Sincletica, 20.5-6)

Figliole, tutte vogliamo essere salvate, ma a motivo della nostra negligenza perdiamo la salvezza. (Alf. Sincletica 23 S 5)

Vigiliamo perché, attraverso i nostri sensi, i ladri entrano anche se non lo vogliamo. Come può non annerirsi una casa se il fumo entrando dall’esterno trova le finestre spalancate? (Alf. Sincletica 24 S 6)

Disse ancora: “C’è una tristezza utile e una tristezza dannosa. È proprio della tristezza utile gemere sui propri peccati […] e far sì che non veniamo meno al nostro proposito di giungere alla perfezione del bene. Ma c’è anche un’altra tristezza che viene dal Nemico, piena di stoltezza; da alcuni è chiamata acedia. Bisogna respingere questo spirito soprattutto attraverso la preghiera e la salmodia. (Alf. Sincletica 28 S 10)

Egli ci fa guerra con tentazioni dall’esterno e ci domina mediante i pensieri interiori. (Vita di Sincletica, 28.9)

L’anima, come una nave, talvolta viene affondata dalla onde esterne; talvolta, viene sommersa a causa dell’acqua che ha invaso la stiva. Così anche noi, talvolta, ci perdiamo per le azioni peccaminose compiute all’esterno, talvolta veniamo distrutti dai pensieri interni. È necessario dunque guardarsi non soltanto dagli assalti che provengono dall’esterno dell’uomo, ma anche svuotarci dai pensieri impuri che vengono dall’interno. (Alf. Sincletica 25 S 7)

Dobbiamo, dunque, rendere più attenta la mente ai nostri pensieri. (Vita di Sincletica, 46.1)

Anche noi dobbiamo prenderci cura dell’anima non in modo superficiale e provvedere al suo ornamento con tutte le nostre forze, senza trascurare soprattutto le profondità. […] Cerchiamo di scacciare i vermi che distruggono l’anima. La testa è la nostra anima. (Vita di Sincletica, 80.1; 4; 7)

Attenta a te! (Vita di Sincletica, 49.3)

Ho conosciuto un servo di Dio che viveva secondo virtù; stando seduto nella sua cella, vigilava sui pensieri che si presentavano e valutava quale fosse venuto per primo, quale per secondo e quanto tempo ciascuno di essi si trattenesse; si domandava anche se fosse peggiorato o avesse fatto progressi rispetto al giorno precedente. Così conosceva perfettamente la grazia di Dio, la propria perseveranza e forza e quindi anche la disfatta del Nemico. (Vita di Sincletica, 88.6)

Se anche avviene un piccolo furto da parte del Nemico, bisogna sopportare, seppure con tristezza, di essere stati messi alla prova, ma non bisogna disperare né gettare via tutto a causa di una colpa involontaria. Hai le novantanove pecore, cerca anche la smarrita. Non spaventarti per una sola colpa, non allontanarti dal Signore, perché il diavolo assetato di sangue non catturi e non distrugga tutto il gregge delle tue azioni. Non disertare, dunque, per una sola mancanza perché il Signore è buono. (Vita di Sincletica, 89.3-6)

Non tutto è utile a tutti; ciascuno se ne convinca personalmente. […] Come alcune piante crescono più rigogliose in luoghi umidi, altre invece diventano più resistenti in luoghi asciutti, così anche tra gli uomini: alcuni agiscono bene in luoghi più elevati, altri si salvano in luoghi più umili. (Vita di Sincletica, 97.1; 3)

Come possiamo dunque distinguere l’ascesi divina e regale da quella tirannica e demoniaca? È chiaro: dalla misura! Sottoponiti ad una regola di digiuno costante nel tempo. Non digiunare quattro o cinque giorni per poi rompere il digiuno il giorno seguente con grande quantità di cibo. La mancanza di misura finisce sempre per essere dannosa. (Alf. Sincletica 15)

Non consumare in un sol colpo le tue armi; ti troverai in guerra disarmato e sarai una facile preda. Le nostre armi sono il nostro corpo; il soldato è l’anima; abbi cura dell’uno e dell’altro perché siano in grado di servirti. Se sei giovane e in buona salute digiuna. Verrà la vecchiaia con la sua infermità. Finché puoi, fa’ provviste di cibo spirituale, le ritroverai quando le forze ti avranno abbandonato. (Vita di Sincletica, 100.3-9)

Perché questa è la grande ascesi: sopportare strenuamente le malattie ed elevare inni di ringraziamento a Dio. (Alf. Sincletica 8)

***

20 marzo 2022

III Domenica di Quaresima

Amma, dicci una parola…

Sincletica

Abba. Amma.

Padre. Madre.

Troppo grossolano sarebbe l’errore di cedere alla tentazione di porre in contrapposizione il maschile – riconducibile alla sfera della razionalità e della prassi – al femminile –  riconducibile a quella dell’emotività, del cuore, della cordialità della relazione con Dio e con gli uomini.

Eppure questo per secoli, in vari modi e con le più scontate argomentazioni è stato fatto, e non ha risparmiato neppure le donne del deserto.

Senza scendere troppo nei dettagli, si può dire che è accaduto che di quelle non poche donne di rottura che, sull’esempio delle prime generazioni di monaci del deserto egiziano, hanno abbandonato la società nella quale vivevano e si sono ritirate nelle zone periferiche del Nilo, del Sinai o in altre regioni appartate, il nome sia stato tramandato al maschile, o il modo di vivere l’esperienza monacale ricordato con scherno, o, ancora, soprattutto in Occidente, si siano completamente perse le tracce.

Le donne del deserto, che impareremo a conoscere attraverso le loro stesse parole, di fatto potrebbero non essere pienamente accolte  neanche dalla nostra struttura mentale, che prevede una sorta di antagonismo tra maschile e femminile. A dispetto di quell’idea di debolezza, di fragilità, a volte anche di irrisolutezza e di volubilità attribuita spesso alla donna – il sesso debole, si sente dire ancor oggi – incontreremo donne forti, che sono del tutto consapevoli delle loro posizioni difficili; guerriere che, ponendosi in obbedienza alla Parola di Dio, combattono contro se stesse e contro il loro passato fino a vivere nella concretezza della quotidianità un’esperienza dello e nello Spirito tale da farle diventare assistenti, guide, levatrici spirituali, che aiutano altre anime a maturare e a compiere il loro cammino di vita.

Queste sono le amma, le madri spirituali: donne che, decidendo di imitare il folgorante esempio di Antonio il Grande, si liberano dell’ideale standardizzato di vita femminile dell’epoca e, lontane dal mondo, conducono, con una certa durezza, fermezza e determinazione (nei loro stessi confronti e nei confronti della loro famiglia) una vita spiritualmente guidata, nel desiderio di vivere una vita come quella di un apostolo di Cristo.

Del resto, se è vero che non esiste una santità maschile e una santità femminile – la santità, infatti, è un concetto universale che ha coordinate sue proprie e che, in ambito cristiano, ha in Cristo il suo unico archetipo[1] – se è vero che talvolta uomini e donne del deserto hanno sulla bocca le stesse risposte, è vero anche che le donne del deserto, le amma, generalmente hanno, rispetto ai padri del deserto, un modo altro di essere guide, un diverso modo di affrontare le questioni a loro sottoposte, una sensibilità specifica, che tuttavia non è in opposizione a quella maschile, ma è specifica del genere femminile.

Il loro attegiamento è un atteggiamento tipicamente femminile, mosso da un anelito alla vita, che è per natura inscritto nelle viscere di ogni donna: uno spazio generativo, un luogo di accoglienza (per gli altri e per l’Altro), di cura, di delicata e forte custodia. Esse hanno un grembo, che concede loro di vivere l’esperienza della sequela di Cristo in modo del tutto particolare.

Sincletica, che ci è nota attraverso i 28 apoftegmi a lei attribuiti e attraverso una biografia della santa[2] è, fra le donne del deserto, quella che viene presentata come modello di santità monastica femminile parallelo a quello di Antonio il Grande. Se tuttavia, anche la struttura della Vita di Sincletica ricalca piuttosto fedelmente quella della Vita di Antonio, nelle sue istruzioni, che lei rivolge indistintamente a uomini e donne, si trovano parole chiare destinate soprattutto alle donne. Non di poco conto è il fatto che Sincletica, prima della sua partenza da Alessandria, fosse una presenza molto elegante, proveniente da una famiglia nobile, cosa che le ha permesso di conoscere la vita raffinata delle donne del suo tempo, e, di conseguenza, di conoscere anche le seduzioni di quel mondo, al punto che, una volta ritiratasi dal mondo,

alcune donne, per volere di Dio, cominciarono a venire da lei e a incontrarla a propria edificazione spirituale e la frequentavano sempre di più, approfittando delle esperienze di vita che essa narrava e traendone guadagno. E, secondo l’uso, l’interrogavano dicendo: “Che cosa si deve fare per ottenere la salvezza?”[3].

Le parole con le quali lei si rivolge espressamente alle donne lasciano intendere quale fosse la sua esperienza:

Figliole, tutte vogliamo essere salvate, ma a motivo della nostra negligenza perdiamo la salvezza[4].

Così, incontro dopo incontro, nella relazione con l’Altro e con gli altri, Sincletica, piano piano riconosce la propria chiamata: sostenere il desiderio spirituale che vedeva emergere in altre donne. Diventa così maestra del cammino interiore di moltissime donne, fino alla morte, che la coglie a 80 anni, dopo una dura malattia.

Tutta la sua biografia, morte compresa, è un costante invito a conoscersi interiormente per conoscere il Bene. Per aprirsi ad esso e accogliere la grazia di Dio.

Gli esempi che lei adduce sono semplici, essenziali, immediati, ricalcano la vita concreta e quotidiana.

Vigiliamo – dice – perché, attraverso i nostri sensi, i ladri entrano anche se non lo vogliamo. Come può non annerirsi una casa se il fumo entrando dall’esterno trova le finestre spalancate?[5].

Troppo spesso le donne che Sincletica incontra sono volte all’indietro e, al fine di capire il passato, vivono di illusioni e cercano una vita edonistica orientata al divertimento; così facendo si imbrigliano nell’estenuante ricerca di un piacere sempre più appagante, che tuttavia non soddisfa mai, e non conduce ad altro se non all’ingordigia e alla tristezza, e ad una vita che appare sempre più priva di significato.

Disse ancora: “C’è una tristezza utile e una tristezza dannosa. È proprio della tristezza utile gemere sui propri peccati […] e far sì che non veniamo meno al nostro proposito di giungere alla perfezione del bene. Ma c’è anche un’altra tristezza che viene dal Nemico, piena di stoltezza; da alcuni è chiamata acedia. Bisogna respingere questo spirito soprattutto attraverso la preghiera e la salmodia[6].

I sensi, dunque, sono il canale attraverso cui giungono le tentazioni, ma non solo.

 Egli ci fa guerra con tentazioni dall’esterno e ci domina mediante i pensieri interiori[7].

L’anima, come una nave, talvolta viene affondata dalla onde esterne; talvolta, viene sommersa a causa dell’acqua che ha invaso la stiva. Così anche noi, talvolta, ci perdiamo per le azioni peccaminose compiute all’esterno, talvolta veniamo distrutti dai pensieri interni. È necessario dunque guardarsi non soltanto dagli assalti che provengono dall’esterno dell’uomo, ma anche svuotarci dai pensieri impuri che vengono dall’interno[8].

Dobbiamo, dunque, rendere più attenta la mente ai nostri pensieri[9].

Secondo Sincletica le donne devono essere sempre viglianti e non possono permettersi di essere superficiali nella cura della propria anima:

Anche noi dobbiamo prenderci cura dell’anima non in modo superficiale e provvedere al suo ornamento con tutte le nostre forze, senza trascurare soprattutto le profondità. […] Cerchiamo di scacciare i vermi che distruggono l’anima. La testa è la nostra anima[10].

Ella esorta ripetutamente: Attenta a te![11] e suggerisce che, con un’accorta osservazione e verifica di sé, i grilli e i serpenti della testa si lasciano scoprire molto facilmente. Suggerisce anche, parlando velatamente di come lei lavori su se stessa, un metodo:

Ho conosciuto un servo di Dio che viveva secondo virtù; stando seduto nella sua cella, vigilava sui pensieri che si presentavano e valutava quale fosse venuto per primo, quale per secondo e quanto tempo ciascuno di essi si trattenesse; si domandava anche se fosse peggiorato o avesse fatto progressi rispetto al giorno precedente. Così conosceva perfettamente la grazia di Dio, la propria perseveranza e forza e quindi anche la disfatta del Nemico[12].

Evidentemente Sincletica non si perde né invita le donne con cui parla a perdersi in un mero processo psicologico: la conoscenza di se stessi e dei propri moti interiori è il mezzo attraverso il quale è possibile conoscere l’azione della grazia di Dio all’interno della propria anima.

Se, di fatto, Sincletica appare intransigente rispetto alla cura dell’anima, è anche vero che sempre, nei suoi insegnamenti, – come in quelli di tutte le donne del deserto – emerge un materno atteggiamento di misericordia e mitezza.

Se anche avviene un piccolo furto da parte del Nemico, bisogna sopportare, seppure con tristezza, di essere stati messi alla prova, ma non bisogna disperare né gettare via tutto a causa di una colpa involontaria. Hai le novantanove pecore, cerca anche la smarrita. Non spaventarti per una sola colpa, non allontanarti dal Signore, perché il diavolo assetato di sangue non catturi e non distrugga tutto il gregge delle tue azioni. Non disertare, dunque, per una sola mancanza perché il Signore è buono[13].

Allo stesso modo, proprio in virtù di quell’istinto materno che ama personalmente ciascuno e che si piega dinanzi a ciò di cui ciascuna persona ha bisogno, ella afferma:

Non tutto è utile a tutti; ciascuno se ne convinca personalmente. […] Come alcune piante crescono più rigogliose in luoghi umidi, altre invece diventano più resistenti in luoghi asciutti, così anche tra gli uomini: alcuni agiscono bene in luoghi più elevati, altri si salvano in luoghi più umili[14].

E ancora, a proposito di un’ascesi esaltata e con un occhio particolarmente attento nei confronti della debolezza e della vecchiaia dice:

Come possiamo dunque distinguere l’ascesi divina e regale da quella tirannica e demoniaca? È chiaro: dalla misura! Sottoponiti ad una regola di digiuno costante nel tempo. Non digiunare quattro o cinque giorni per poi rompere il digiuno il giorno seguente con grande quantità di cibo. La mancanza di misura finisce sempre per essere dannosa[15]. Non consumare in un sol colpo le tue armi; ti troverai in guerra disarmato e sarai una facile preda. Le nostre armi sono il nostro corpo; il soldato è l’anima; abbi cura dell’uno e dell’altro perché siano in grado di servirti. Se sei giovane e in buona salute digiuna. Verrà la vecchiaia con la sua infermità. Finché puoi, fa’ provviste di cibo spirituale, le ritroverai quando le forze ti avranno abbandonato[16].

Più frequentemente degli uomini, le donne del deserto parlano di malattie: è palese che esse, rispetto agli uomini, abbiano un rapporto più diretto con il proprio corpo. E se gli uomini guardano maggiormente all’esercizio, alla prestanza, al vigore, alla resistenza, le donne comunicano invece la necessità di una naturale riappacificazione con il proprio corpo:

Perché questa è la grande ascesi: sopportare strenuamente le malattie ed elevare inni di ringraziamento a Dio[17].

Sincletica parla per esperienza: conosce nella propria carne la dolorosa esperienza della malattia. Prima si ammala di tisi, poi un cancro le devasta il volto; infine viene colpita nell’uso della parola. Lei stessa diviene testimone diretta del fatto che c’è un linguaggio, nella malattia, che le donne riescono a cogliere meglio degli uomini. Comprendere ciò che Dio ha da dire e da fare attraverso la malattia che esse stesse vivono è per le donne del deserto un farmaco, il rimedio che limita la sofferenza e porta all’ascesi.

Aveva ottant’anni quando il diavolo trasferì su di lei le prove di Giobbe, fustigandola con i medesimi flagelli […][18]. Ma la beata sopportava nobilmente l’assalto del Nemico, non si perdeva d’animo e a sua volta lottava contro di lui. Inoltre, con i suoi buoni insegnamenti, guariva quelli che il nemico aveva ferito, strappava a questo leone avido di sangue le anime non ancora colpite e curava i feriti con i farmaci salutari del Signore. Custodiva alcuni incolumi; a essi mostrava le ingannevoli trappole del diavolo e li liberava dal peccato[19].

Di nuovo il Nemico escogitò un altro genere di assalto; colpì le sue corde vocali per farle perdere l’uso della parola, pensando in tal modo di prostrare le sue compagne con la fame di parole divine. Ma anche se la santa privò le sue compagne dell’ascolto di parole salutari, donò loro un guadagno maggiore, perché esse, volgendo lo sguardo alle sue sofferenze, rendevano ancor più salda la loro volontà. Le sue sofferenze fisiche guarivano le anime ferite e bisognava vedere come si sentivano protette e sostenute quelle che osservavano la grandezza d’animo e la perseveranza della beata[20].

Chi non provò raccapriccio a vedere tale prova? Chi non trasse profitto al vedere la costanza della beata e a riconoscere in essa la sconfitta del Nemico? Il diavolo la colpì infatti laddove scaturiva la fonte salvifica e dolcissima delle sue parole e la sua infinita malvagità annientò ogni invocazione di aiuto. […] Come una bestia avida di sangue, proprio lui, che cercava il cibo, divenne la preda. Fu adescato come ad un amo dalla debolezza del corpo di Sincletica. Vedendo che era una donna, la disprezzava perché ne ignorava l’animo virile, scorgeva soltanto membra inferme; era cieco, non poteva vedere la grande forza del suo animo. Per tre mesi Sincletica combatté questa lotta; tutto il suo corpo era sostenuto da una potenza divina, perché tutto quello che poteva mantenerla in vita veniva meno[21].

[1] Cf. E. Giannarelli, La biografia femminile: temi e problemi, in La donna nel pensiero cristiano antico, pp. 223-224.

[2] Il redattore di questa biografia, nota come Vita di Sincletica, e risalente con buone probabilità al V secolo, è ignoto, anche se essa è attribuita, a seconda dei diversi manoscritti, ad Atanasio, all’ “asceta Policarpo” o a un “beato Arsenio di Pegade”.

[3] Vita di Sincletica, 20.5-6

[4] Alf. Sincletica 23 S 5

[5] Alf. Sincletica 24 S 6

[6] Alf. Sincletica 28 S 10

[7] Vita di Sincletica, 28.9

[8] Alf. Sincletica 25 S 7

[9] Vita di Sincletica, 46.1

[10] Vita di Sincletica, 80.1; 4; 7

[11] Vita di Sincletica, 49.3

[12] Vita di Sincletica, 88.6

[13] Vita di Sincletica, 89.3-6

[14] Vita di Sincletica, 97.1; 3

[15] Alf. Sincletica 15

[16] Vita di Sincletica, 100.3-9

[17] Alf. Sincletica 8

[18] Vita di Sincletica, 106.1

[19] Vita di Sincletica, 107

[20] Vita di Sincletica, 110.

[21] Vita di Sincletica, 112.1-7

Alf. = Apophthegmata patrum. Collectio alphabetica, trad. it. L. Mortari (a c. di), Vita e detti dei padri del deserto, Roma 2014.

 2022-03-20_Domenica_pMG_Padri_e_Madri_del_Deserto.mp3


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